Giardino di carta

Biblioteca di fabbrica di Keminova

Il Giardino di carta è molte cose, in primis una vera e propria biblioteca nell’azienda, di ispirazione olivettiana, nucleo centrale di un progetto più ampio che vede la fabbrica come comunità, come luogo di ispirazione, di scambi e di relazioni costruttive. Ma vuole essere anche di più: un propulsore di idee, stimoli e riflessioni che si manifestano attraverso una serie di incontri con protagonisti della cultura, dell’arte e della scienza, indirizzati ai collaboratori dell’azienda, ma aperti anche  al pubblico esterno.

Eventi 2024 – iNspirati dalla natura

15 febbraio 2024

ore 15.30

Prof.ssa Angela Borghesi, docente e autrice

La parola alle piante. Presenze vegetali nella letteratura. 

Giardino di carta - Borghesi
Inaugurazione

Ciclo di incontri dialoghi e conferenze

iNspirati dalla natura

Le oche selvatiche

“Non devi essere bravo.

Non devi camminare sulle ginocchia

Per cento miglia nel deserto, per espiare.

Devi solo lasciare che il delicato animale del tuo corpo

ami ciò che ama.

Parlami della disperazione, la tua, e io ti parlerò della mia.

Intanto il mondo va avanti.

Intanto il sole e le luminose perle di pioggia

Si stanno muovendo tra i paesaggi,

sopra le praterie e la profondità degli alberi,

le montagne e i fiumi.

Intanto le oche selvatiche, alte nella tersa aria blu,

si stanno di nuovo dirigendo a casa.

Chiunque tu sia, non importa quanto solo ti senta,

il mondo offre sé stesso alla tua immaginazione,

ti richiama a sé come le oche selvatiche, aspro ed eccitante –

annunciando ancora e ancora il tuo posto

nella famiglia delle cose.”

In Wild Geese forse il capolavoro della poetessa americana Mary Oliver (1935-2019), fra le molte cose ci dice che il mondo si offre alla nostra immaginazione e che la conoscenza avviene attraverso l’utilizzo dei nostri sensi.

Mary Oliver affermava” io non parlo del vento, della quercia, della foglia sulla quercia, ma in loro nome”, affermando in questo modo il ruolo della natura come portatrice di senso proprio, e non solo come strumento per darci emozioni.  La poetessa, secondo il critico Antonio Spadaro “è portavoce del mondo fisico, anche perché letteralmente lo porta a parola. E questa è una responsabilità enorme”.

Mary Oliver componeva girovagando nei territori di Provincetown in Massachusetts dove viveva, con un piccolo quaderno da tasca e matite che lasciava negli alberi.

La sua compagna Molly Malone Cook, fotografa, le diceva “L’attenzione senza partecipazione è solo un resoconto”.

Lo stesso atteggiamento di Mary Oliver lo troviamo nell’ultima raccolta di poesie di Chandra Candiani dal titolo Pane del Bosco, frutto di una vera pratica “immersiva”: essersi traferita da Milano in una casa nel bosco sulle alpi Piemontesi e aver intrapreso un’esperienza fisica dentro la natura, a contatto con gli elementi del bosco. Verso dopo verso scrive di “aver trovato distanza ed equilibrio con il bosco” e con tutti suoi elementi che l’hanno ispirata.

“Vai nel bosco e lasciati amare

L’anima si rompe per nulla

C’è bellezza e addio in ogni cosa.

Conta sul nulla.”

Le voci di queste due poetesse, così immerse nella natura da rendere sempre meno netti (e sensati) i confini tra “umano” e “non umano”, mi sono state da guida per iniziare la presentazione del percorso del Giardino di Carta del 2024 e per concepirne il titolo “iNspirati dalla Natura”.

Mentre preparavo questo scritto, tra poesia e scienza, natura e cultura, mi sono trovata a percorrere diverse vie tutte possibili e al tempo stesso contraddittorie: contenere moltitudini, come scriveva Walt Whitman, porta a contraddirsi. Ma è proprio la moltitudine di pensieri e di punti di vista che genera l’immensa vastità e varietà di modi di rapportarsi alla natura e di farsi ispirare.

Il tema che proveremo a percorre insieme “iNspirati dalla Natura” ha tali e tante declinazioni da non poter seguire quindi una sola traccia, una sola voce.

Dalla poesia, alla filosofia, alla letteratura, fino alla scienza, con il suo scopo ultimo che è “la comprensione e la modellizzazione della natura al fine di potere prevedere lo sviluppo di uno o più fenomeni”, emerge che è proprio l’osservazione della natura a generare costante ispirazione. Pensiamo a Leonardo, che ne ha fatto il fulcro del suo genio artistico e scientifico, e che con il “Codice sul volo” ha ispirato molti studi, fino a giungere al premio Nobel Giorgio Parisi, autore di ricerche approfondite sulle attitudini sociali, proprio a partire dall’osservazione del comportamento degli uccelli in volo.

Pensiamo a Margherita Hack, che immaginava il cielo come un grande laboratorio di fisica che ispirava le sue ricerche.

Già Galileo Galilei, aveva messo a punto, condensandolo in una sua celebre frase, un originale metodo di indagine della natura fondato sugli “occhi nella fronte” per osservare e sugli “occhi nel cervello” per interpretare quanto osservato. Noi possiamo aggiungere che non solo gli occhi, ma tutti i sensi e l’anima di ognuno consentono altri tipi di sguardo, di osservazione, di indagine e di scoperta che completano la comprensione e la rielaborazione del sapere, generando nuove e infinite ispirazioni.

Nei tempi più recenti Telmo Pievani, che ricopre a Padova la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche, insieme a Stefano Mancuso neurobiologo e scienziato di prestigio mondiale e al filosofo Emanuele Coccia, ci mettono in guardia, ognuno per la loro specifica disciplina, sul grave errore di una visione antropocentrica del mondo. Per loro la natura è immensamente più grande dell’uomo, che ne costituisce una piccolissima (seppur prepotente) componente e può davvero ispirare ogni nostro comportamento, ricerca, intuizione.

Quindi ci affidiamo e ascoltiamo chi, prima di noi, per noi, ha saputo attraverso le parole definire l’immagine di questo ispirarsi/iNspirarsi alla natura. Come noi ci relazioniamo e immaginiamo la natura denota la nostra umanità.

 

“Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare.”

Leonardo da Vinci

 

“Il mondo reale è disordinato e molte situazioni del mondo reale possono essere descritte da molti agenti elementari che interagiscono tra loro.”

Giorgio Parisi da In un volo di storni

 

“È così bello fissare il cielo e accorgersi di come non sia altro che un vero e proprio immenso laboratorio di fisica che si srotola sulle nostre teste. C’è molto da studiare, lassù.”

Margherita Hack

 

“I primi inventori trovarono et acquistarono le cognizioni più eccellenti delle cose naturali e divine con gli studi e contemplazioni fatte sopra questo gradissimo libro, che essa natura continuamente tiene aperto innanzi a quelli che hanno occhi nella fronte e nel cervello. “

Galileo Galilei da Lettera a Pietro Dini 21 maggio 1611

“La specie umana è un’evenienza recente, fragile e sublime: un glorioso accidente della storia. Come tutte le società e le culture che ha prodotto, essa è incompiuta e interdipendente: non può fare a meno di consegnarsi a un futuro incerto e di dipendere da una rete di relazioni culturali e biologiche che va oltre l’orizzonte delle sue conoscenze.”

Telmo Pievani da Homo Sapiens e altre catastrofi

 

“Le piante consumano pochissima energia, hanno un’architettura modulare, un’intelligenza distribuita e nessun centro di comando: non c’è nulla di meglio sulla terra a cui ispirarsi.

Le piante hanno già inventato il nostro futuro.”

Stefano Mancuso da Plant Revolution

“Nel mondo tutto è mescolato con tutto, nulla è ontologicamente separato dal resto. Lo stesso vale per le conoscenze e le idee. Nel mare del pensiero, tutto comunica con tutto, ciascun sapere è in compenetrazione reciproca con tutti gli altri.”

Emanuele Coccia da La vita delle piante

Vorrei infine concludere con Rachel Carson (1907-1964), biologa marina e scienziata statunitense riconosciuta come la madre dell’ambientalismo, anche grazie al suo celebre testo del 1962 “Primavera Silenziosa”, in cui denunciò la pericolosità dell’uso dei fitofarmaci in un periodo in cui l’opinione pubblica non era ancora sensibilizzata verso i temi dell’inquinamento e sostenibilità ambientale. La sua importanza, anche all’interno del nostro discorso è dovuta al fatto che le sue deduzioni derivarono proprio dall’osservazione della natura e dalla considerazione di essa come un unico macro-organismo.

Inoltre, dopo aver vinto il National Book Award per la pubblicazione del libro “Il mare intorno a noi “nel suo discorso d’onore affermò:

“(…) Scopo della scienza è scoprire e delucidare la verità. E quello a mio avviso, è anche lo scopo della letteratura (…). Mi pare allora che non possa esistere una letteratura di argomento scientifico separata.

L’obbiettivo che mi ha guidato è stato quello di ritrarre il mio profilo del mare, il mio soggetto con fedeltà e prospettiva. Tutto il resto era secondario. Non mi sono fermata a considerare se lo stessi facendo con un approccio scientifico o poetico; scrivevo come richiedeva il soggetto.

I venti, il mare e le maree in movimento sono quello che sono. Se in essi c’è meraviglia, bellezza e mistero la scienza svelerà questi aspetti. Se non ci sono, la scienza non potrà crearli. Se nei miei libri sul mare vi è poesia, non è perché deliberatamente ve l’ho inserita, ma perché nessuno potrebbe scrivere in modo autentico sul mare e lasciar fuori la poesia (…). “

Con Rachel Carson, nuovamente, troviamo unite scienza e letteratura, sperimentazione e poesia in un unico grande discorso che ci comprende tutti. Proprio come uno stesso respiro di tutti i viventi, umani e non umani, sull’unico pianeta che abbiamo, la Terra.

M.T.

PROGRAMMA 2024

13 gennaio 2024

Visita alla Pinacoteca Tosio Martinengo

Aperto alle famiglie